Fonologia

Cos’è la fonologia? Perché dobbiamo studiarla?


La fonologia è spesso sottovalutata, quando si parla della lingua italiana, perché è una cosa che diamo per scontata, perché si tratta di suoni e segni che riusciamo ad imparare nel quotidiano.


La fonologia è composta da fonemi, ovvero suoni che produciamo quando parliamo. I suoni vengono rappresentati dalle lettere, o grafemi. Suoni e lettere costituiscono l’alfabeto.

In Italia abbiamo 21 lettere dell’alfabeto, suddivise in 5 vocali e 16 consonanti. Abbiamo poi aggiunto altre 5 lettere (j, k, w, x, y) che servono per poter leggere e scrivere le parole di derivazione straniera.



Si dice spesso che “l’italiano si legge come si scrive”, ma non è assolutamente vero. Se dovessi scrivere ANCORA, come la leggereste? Ci sono due modi per leggerla ed hanno due significati completamente diversi. L’italiano, come moltissime altre lingue, si legge in base ai fonemi e in base agli accenti.


Negli anni abbiamo perso molto l’utilizzo degli accenti sulle parole, ma sono molto importanti per capire la pronuncia corretta di una parola. Tornando all’esempio di prima, se scrivessi àncora o ancóra capiremmo immediatamente il significato grazie all’uso dell’accento.


Guarda il video in allegato per capire quali errori non fare con le lettere e i suoni.



LE VOCALI

Le vocali, come abbiamo accennato, sono 5: a, e, i, o, u e possono avere un suono aperto o un suono chiuso.

  • Le vocali che hanno un suono aperto vengono indicate con l’accento grave: fèrro, pèsca (frutto)

  • Le vocali che hanno un suono chiuso vengono indicate con l’accento acuto: pésca (sport), amóre

I DITTONGHI E I TRITTONGHI

Nella lingua italiana esistono parole che hanno due o tre vocali una vicina all’altra. Quando ci sono due vocali abbiamo un dittongo, mentre quando ci sono tre vocali vicine abbiamo un trittongo.

Esempi di dittongo: fiore, uguale, buono, poi, piuma

Esempi di trittongo: miei, tuoi, aiuola


LO IATO

Lo iato si presenta quando due vocali vicine vengono pronunciate con un suono marcato (come se fossero suoni distinti). Esempio: aereo, paura, triangolo.


LE CONSONANTI

Nella lingua italiana le consonanti classiche sono 16: b, c, d, f, g, h, l, m, n, p, q, r, s, t, v, z.

Alcune consonanti vengono pronunciate così come vengono scritte, come b, d, m, n, … altre, invece, possono indicare più suoni e sono: c, g, q, s, z.


Una caratteristica importante da ricordare riguarda le lettere c, g. Queste due consonanti possono avere due tipi di suono:

  • dolce, quando sono seguite da e, i

  • duro, quando sono seguite da a, o, u


La q si utilizza SEMPRE seguita dalla vocale u: quaderno, quadro, quello, …


Per quanto riguarda le lettere straniere j, k, w, x, y ci sono alcune regole da seguire, riguardo la pronuncia.

  • J si pronuncia i quando la parola è di derivazione latina (come junior) e g quando la parola è tipicamente straniera (jeans)

  • K ha il suono di una c dura (karate)

  • W si pronuncia v quando la parola è di derivazione tedesca (wurstel) e u quando la parola arriva da una derivazione inglese (web)

  • X si pronuncia cs

  • Y si pronuncia come la i (yoga)


I DIGRAMMI E I TRIGRAMMI

Con le vocali abbiamo visto che esistono i dittonghi e i trittonghi quando ne mettiamo due o tre vicine. Con le consonanti, invece, abbiamo i digrammi e i trigrammi. I digrammi vengono usati quando ci sono due lettere vicine che sembrano un suono solo, mentre i trigrammi ci sono quando abbiamo tre lettere vicine che formano un solo suono.


DIGRAMMI

  • gl seguito da i: egli, sugli

  • gn seguito da una vocale: bagno, agnello

  • sc seguito da e oppure da i: sci, scelta

  • ch e gh seguito da e oppure da i: oche, streghe, ghiro

  • gi seguito da a, o, u: giudizio


TRIGRAMMI

  • gli e sci seguiti da una vocale: moglie, foglia


LA SILLABA

Sillabare significa suddividere una parola staccando gruppi di lettere formati almeno da una consonante e da una vocale. Saper sillabare correttamente ci permette di scrivere bene sia a scuola che sul lavoro, ma anche nel parlato, quando magari dobbiamo scandire una parola.

Una sillaba può essere formata da:

  • una sola vocale: a-mo-re

  • una vocale e una consonante: pi-lo-ta

  • una vocale unita a più consonanti: pre-mio

  • un dittongo: uo-mo

  • un dittongo unito a una consonante: luo-go


L’ACCENTO

L’accento, nella lingua italiana, è mobile, ovvero può cambiare posizione da parola a parola. Lo utilizziamo per ogni parola che diciamo e scriviamo, anche se con il tempo abbiamo perso l’abitudine di scriverlo.


Per esempio, quando scrivo: “Tua sorella Grazia è una ragazza molto simpatica” in ogni parola pongo più forza in una sillaba piuttosto che in un’atra. Tecnicamente dovrei scrivere: “Tùa sorèlla Gràzia è ùna ragàzza mòlto simpàtica”.


In base a dove cade l’accento abbiamo diversi modi di distinguere la parola stessa:


In italiano la maggior parte delle parole sono piane.


ELISIONE E TRONCAMENTO

L’elisione consiste nel togliere la vocale finale di una parola, mantenendo un significato grammaticalmente corretto MA aggiungendo l’apostrofo.


  • Una amica = un’amica


Il troncamento, invece, lo usiamo quando togliamo l’ultima vocale di una parola SENZA aggiungere l’apostrofo


  • Signore Rossi = Signor Rossi

 

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